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Distacco del personale, nuova sentenza della Corte di Giustizia europea

21 Settembre 2020

Sono tassati ai fini IVA i prestiti e i distacchi di personale di una controllante presso la sua controllata, a fronte dei quali è versato solo il rimborso del relativo costo, a patto che gli importi versati dalla controllata a favore della società controllante, da un lato, e tali prestiti o distacchi, dall’altro, si condizionino reciprocamente.

 

La Corte di Giustizia è giunta a conclusione con la sentenza dell’11 marzo 2020, in riferimento al caso italiano C-94/19 dove mette in discussione la legittimità della norma art. 8, comma 35, della Legge 11 marzo 1988, n. 67 che recita: «Non sono da intendere rilevanti ai fini dell’IVA i prestiti o i distacchi di personale a fronte dei quali è versato solo il rimborso del relativo costo».

 

Infatti, prima di tale sentenza, il rimborso erogato dalla società “utilizzatrice” del personale distaccato pari al costo del personale sostenuto dalla società che procedeva al distacco non era soggetto ad IVA.

 

Il caso:

 

Il caso sottoposto al giudizio della Corte di Giustizia è quello in pratica più diffuso: la controllante distacca presso la sua controllata parte del suo personale (nello specifico uno dei suoi dirigenti) per occupare un posto (quello di direttore) in uno degli stabilimenti di quest’ultima. La controllata (distaccataria) riceve dalla controllante (distaccante) fatture che recano importi corrispondenti ai costi sostenuti per il personale distaccato.

 

 Al momento del rimborso alla controllante, dei costi relativi a tale distacco, la controllata applica l’IVA ai fini del successivo esercizio della detrazione.

L’Amministrazione finanziaria, contrariamente, ritiene tali somme non competenti all’ applicazione dell’IVA e provvede al recupero dell’imposta detratta in capo alla controllata.

 

Sentenza: 

 

Dopo vari gradi di giudizio la questione arriva a Lussemburgo, dove i giudici europei danno rilevanza essenzialmente a due elementi:

 

  • l’esistenza di un rapporto sinallagmatico, ovvero di un nesso diretto tra la prestazione di distacco del dirigente e la controprestazione di pagamento degli importi fatturati;

 

  • l’irrilevanza dell’importo del corrispettivo, che può essere pari, superiore od inferiore ai costi che il soggetto passivo ha sostenuto a suo carico nell’ambito della fornitura della sua prestazione. 

 

in relazione al primo punto, è importante non trascurare il fatto che un’operazione è imponibile ai fini IVA solo quando effettivamente tra il prestatore e il committente esiste un rapporto giuridico tale per cui si realizza uno scambio di prestazioni reciproche e il compenso ricevuto dal prestatore è a tutti gli effetti il controvalore del servizio prestato al beneficiario.

 

Solo a tale condizione si può parlare di nesso diretto che giustifica l’imponibilità ai fini IVA. In sostanza, la Corte ritiene che, laddove il pagamento della società distaccataria degli importi fatturati dalla distaccante costituisca condizione affinché quest’ultima proceda a distaccare il dirigente, e considerati tali importi come corrispettivo del distacco, esiste il nesso diretto tra le prestazioni (punto 27 della sentenza). 

 

È chiaro che tale condizione potrebbe non realizzarsi e di fatto non si realizza qualora l’interesse effettivo della distaccante è altro rispetto al mero rimborso del costo del personale distaccato (pensiamo a tutti i casi di personale altamente qualificato diretto a supervisionare un progetto presso una società controllata).

In questi termini, il citato punto 27 della sentenza lascia aperto uno spiraglio di non imponibilità IVA per le prestazioni in questione. Il difficile compito è ora rinviato ai giudici di merito.

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